CARNE E FRANCESCA TUZZI – CONTRASTO

13 giugno 2018
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13 giugno 2018 Livio Ninni

Opening Thursday 14/06/2018

From 18.00 Till 23.00

CARNE E FRANCESCA TUZZI – CONTRASTO

E’ il termine che meglio descrive la ricerca di Carne: tutto il suo lavoro, il linguaggio visivo e pittorico è volto al contrasto e a provocarlo. Razionale ed irrazionale, geometria e gestualità, bianco e nero, vuoto e pieno sono contrasti indispensabili per il raggiungimento del proprio obiettivo: descrivere l’immateriale tessitura del proprio Io e di ciò che lo circonda. Carne indaga, studia, medita non solo su sé stesso ma anche sui gesti da compiere per poter narrare quanto vissuto e percepito; gesti non semplici ma meticolosi e accorti per raggiungere la maggior semplicità ed il maggior equilibrio possibile. E’ il caso di “Vie di fuga”, prima serie dei due studi per “Contrasto”. Geometrie di china nera su fogli meticolosamente piegati su sé stessi a tracciare linee impercettibili, quasi invisibili se non grazie ad un’accurata osservazione: linee che tracciano l’immaterica tela energetica e celeste che ci circonda; linee dalle quali il nostro sguardo viene distolto a causa del nero di quelle geometrie cosi dure e definite che, come le imposizioni sociali, etiche, religiose e scientifiche, ci impediscono di vedere, o meglio, provare il lato nascosto e luminoso dell’Essere.

Carne gioca di contrasto anche con la sua stessa simbologia, capovolgendo l’obiettivo e l’utilizzo dei colori, rimanendo però ancorato alla narrazione artistica. Da qui nasce la seconda serie, “Destrutturazione del Vuoto” in cui la razionalità delle geometrie si oppone all’irrazionalità, all’aleatorietà del momento e del mezzo utilizzato: lo spray. Il bianco ed il nero assumono connotati diversi: il nero, il non-colore associato per antonomasia alla morte e alla non-speranza, assume per Carne il ruolo di consapevolezza, di maturità interiore che nasce dagli errori, dai peccati che questo colore rappresenta e dialoga in equilibrio e contrapposizione con il bianco, il colore della purezza. Una purezza sciocca, subdola, conservata solo grazie all’inesperienza di un vissuto lontano rispetto ad una vita affrontata apertamente. Questi due colori si contrappongono inserendosi in una tela di preconcetti razionali ed irrazionali, il buono che contiene il cattivo e viceversa, fedele alle tradizioni orientali e alla danza emotiva dell’essere umano.

L’ultimo contrasto è il contrasto artistico per eccellenza: la pittura e la fotografia. Carne dialoga con Francesca Tuzzi per raccontare i 6 anni di collaborazione. Il minimalismo quasi asettico della pittura in contrasto con le foto cariche di tensioni, di sensazioni ed emotività. Un continuo contrasto alla ricerca del puro equilibrio ma una volta trovato viene rimesso in discussione con forza resiliente alle indecifrabili trame celesti del nostro vivere.

BIO

Classe 1985, inizia a dipingere i primi muri nel 1999. Artista autodidatta, all’inizio di questo decennio abbandona il lettering per sperimentare nuove tecniche e vie espressive, dalla stencil-art alla poster-art fino al post-graffitismo nel quale ha trovato la chiave di volta del proprio lavoro artistico.

Appassionato di culti pagani e di alchimia, a seguito di una forte crisi personale abbraccia la pratica della meditazione Zen. E’ qui che avviene la personale svolta umana e artistica: Carne incomincia a descrivere i propri viaggi interiori traendo ispirazione dall’arte e dalla simbologia alchemica ed esoterica, crea interventi colmi di tensione e oscurità, scavando nelle parti più profonde dell’essere, conosciute attraverso il proprio percorso spirituale.

Nel corso del proprio percorso artistico, in linea con quello di ricerca personale, la semplicità prende mano a mano forza, scompare il figurativo che media il messaggio con lo spettatore e prendono il sopravvento le forme astratte, codificando cosi una personale simbologia ormai lontana dagli schemi alchemici, fatta di enigmi, geometrie e linee che scaturiscono non più dalla mente, ma direttamente dall’Io dell’artista.

In questa ricerca meticolosa anche lo spazio in cui effettuare gli interventi diventa cruciale e prende forma nei luoghi abbandonati, per i quale Carne è ossessionato, che diventano metafora perfetta nella trama narrativa del proprio percorso. Lo spazio abbandonato amplifica i propri interventi, come solo l’oscurità più buia può amplificare un fascio di luce.

In questa narrazione è accompagnato da Francesca Tuzzi, classe 1975, fotografa, con la quale collabora fin dall’inizio. Appassionata di fotografia naturalistica ed urbana, con una forte propensione all’architettura industriale; grazie alla forte sensibilità del tempo, del luogo e dello spazio, il suo lavoro di documentazione diventa sempre più cruciale nel lavoro artistico ed estetico di Carne, di fatto si trasforma nel suo architetto visivo. Francesca, prima di essere fotografa, è osservatrice: ricerca l’inquadratura, la mette in discussione, inquadra di nuovo, mirando alla pulizia e alla semplicità. Non si tratta di scatti d’impulso ma di una continua ricerca dell’inquadratura perfetta, attitudine che si sposa perfettamente con il lavoro espressivo di Carne.

I due collaborano costantemente: il lavoro di ricerca, mappatura e documentazione storica degli spazi visitati, le modalità di intervento, la scelta dei materiali viene svolto insieme. Sviluppano cosi una modalità collaborativa unica ed affinata in anni di interventi, grazie alla quale sia l’intervento artistico che la fotografia ne esce rafforzata; la fotografia da mera documentazione visiva diventa opera artistica e narrante, fondamentale per il meticoloso lavoro di ricerca di Carne.