ARIS – URBAN LAYERS

6 gennaio 2018
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6 gennaio 2018 Livio Ninni

ARIS – URBAN LAYERS

Lo spazio Docks 74 è lieto di presentare “Urban Layers”, una mostra personale dell’artista toscano Aris, avanguardia del post-graffitismo in Italia.

Aris inizia il suo percorso artistico all’inizio degli anni ’90, l’approccio è quello del graffiti-writing scegliendo supporti come muri e treni, con la consapevolezza di doversi adattare ad ogni tipo di imprevisto. Sviluppa subito un suo particolare stile di lettering che abbandona presto spostandosi sullo studio di elementi figurativi molto vicini all’astrazione, cerca un segno e dei contenuti molto personali portando la sua sperimentazione a diventare un punto di riferimento e svolta nell’ambito del graffiti-writing italiano.

Nella sua sperimentazione i supporti ed i luoghi hanno un ruolo fondamentale, spazi residuali ed abbandonati, spesso periferici, lo portano a sviluppare una tecnica e stile adatti ad un esecuzione veloce e in cui l’improvvisazione ha spesso un ruolo fondamentale. Il materiale stesso con cui realizza la maggior parte dei suoi lavori ha un valore simbolico, la tempera, la stessa che spesso è utilizzata per coprire queste superfici, diviene in questo caso la sostanza da cui nascono nuove forme.

In “Urban Layers” sono presentati una serie di lavori su carta e su tela in cui l’analisi è diretta alla stratificazione urbana; la città ed il territorio si sviluppano sui residui della storia recente, il paesaggio muta osservando la stratificazione dei centri abitati, il layering composto da segni realizzati a spray, marker, pennello o direttamente graffiati sulle superfici verticali acquista sempre più informazioni e ne sottolinea la mutabilità.

In parallelo la storia del graffiti-writing, della street art e dell’arte contemporanea urbana, ma anche di molte altre correnti di segni spontanei presenti sulle superfici urbane, incomincia ad avere una certa consistenza temporale e a stimolarne la documentazione fino al punto di far scaturire discussioni sulla loro conservazione.

Alla luce di queste considerazioni Aris presenta e sviluppa un lavoro non sistematico, un insieme d’indizi e tracce di questi passaggi effimeri e spesso criptici ma con una narrazione piena di significati.

La sua linea rimane la stessa, lo sviluppo di forme piatte astratte che costruiscono figure di corpi ed agglomerati degli stessi, la costante nella sua ricerca che in questo caso su tela porta ad un’innovazione, lo sfondo si stacca degli elementi figurativi. Questo sfondo è costruito da un insieme caotico d’interventi a simboleggiare i residui dei passaggi sui muri, stampe, pitture sovrapposte e incastrate fino ad arrivare alla saturazione, un punto in cui non si possono aggiungere altre storie ma è necessario cancellare, ripulire, riportare a zero, lasciando però traccia dei passaggi precedenti. Da qui il nuovo livello di “buff” (l’azione di ricoprire a scopo di pulitura) fa nascere la nuova figura, proprio come sui muri e sui veicoli della città dove le nuove storie si sovrappongono alle vecchie producendo una sorta di archivio storico non pianificato, possibili oggetti di una nuova forma di studio dell’archeologia urbana.

Sulla carta il processo è più simile a quello delle sue opere degli ultimi anni, manca il passaggio del “buffer”, strati che creano livelli quasi mimetici, fino al tono su tono rilevato solamente dalla variazione del materiale nei lavori neri. Su entrambi i supporti, la tecnica è mista vicina alla grafica e alla pittura sovrapponendo layer di serigrafia, disegno, ritaglio e pittura.

BIO

Aris inizia la sua attività nel 1993, dipingendo su treni e muri.

Sviluppa uno stile personale di lettering da cui si allontana progressivamente cercando la sua figura che in seguito si trasforma in un cumulo di sagome e di forme. Nei suoi esperimenti e ricerche di stile, il supporto (treno, muro, lamiera o altro) e lo spazio in cui esso vive assumono grande rilevanza: pertanto, il viaggio e la necessità di esplorare diventano parti fondamentali del lavoro, portandolo a dipingere in varie nazioni, Spagna, Germania, Polonia, Russia. Ha realizzato diversi interventi su muri di spazi pubblici non tradizionalmente votati all’arte. Lavora principalmente in posti abbandonati e periferici utilizzando la tempera, materiale di forte valenza simbolica: le immagini che abitano le nuove superfici sono create con la stessa sostanza che di solito si usa per ricoprirle. Ambientazioni lunari e mondi dimenticati sono i temi preferiti delle sue opere.

Principali mostre ed eventi

Negli ultimi anni partecipa a varie mostre e progetti tra cui: Borgo Universo, Aielli, AQ, IT, 2017; Endless, Magma Gallery, Bologna, IT, 2017; Aber Du siehst mich nicht / Unorte & Umwege, MVD, a cura di R.Kaltenhäusen e Katja Glaser, Herne, DE, 2017; B-Wall, Dynamo, a cura di F.Naldi e C.Musso, Bologna, IT, 2017; Visione Periferica, a cura di A.Perazza, Giulianova, TE, IT, 2016; Local Art Walls, a cura di I.Guerrini, Certaldo, FI, IT, 2016; AltroveFestival, Catanzaro, IT, 2016; Graphic Surgery / Uitgever Stickit, Apeldoorn, GE, NL, 2016; BWNC, Dresden, DE, 2016; Bundeskunsthall of Fame, a cura di A.Gretzki, R.Kaltenhäuser, Bundeskunsthalle, Bonn, DE, 2015; N.W.O.2, A cura di G.Bartocci, Spazio 20092, Cinisello Balsamo, MI, IT, 2015; Antimurals, a cura di J.Besser, Magdeburg, DE, 2015; La Macchia Umana, Studio D’Ars, a cura di A.Ioale, Milano, IT, 2015; Borgo Vecchio Factory, Palermo, IT, 2015; From Street to Art, a cura di S.Pallotta, IIC, NY, US, 2014; Indoor Outdoor, SMS, Pisa, IT, 2014; Sketchmate, Officine Corsare, Torino, IT; Vedo a Colori, a cura di G.Vesprini, Civitanova Marche, IT, 2014; Icone 5.9, a cura di P.Rivasi, Modena, IT, 2013; City Bilder, a cura di J.Besser, Dresda, DE, 2012; Piknik festival, Esztergom, HU; Scala Mercalli, a cura di G.Marziani, Roma, IT; Street Art, Sweet Art, a cura di A.Riva, PAC, Milano, IT. (www.aix-pb.com)